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  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
SCULTURA 
 Un giardino di pietra per raccontare la storia  |  Sculture "leggere" in travertino persiano BENI CULTURALI  I marmi smontati per curare la febbre MANIFESTAZIONI  Pietre protagoniste a progetto Fuoco | Marmisiti sulla neve ...sotto la neve  RUBRICHE Eventi culturali | Novità librarie | Fiere | Annunci economici | In breve

 

 Articolo del mese

Un giardino di pietra per raccontare la storia di Beatrice Mariotto

Chi percorre la Valpolicella, all’altezza del comune di Sant’Ambrogio (Verona), può ammirare il “Giardino di Pietra”, installazione marmorea inaugurata l’8 novembre 2011 per festeggiare la ricorrenza dei Santi Coronati, patroni degli scalpellini. L’opera è stata realizzata dagli allievi del corso di scultura della Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” e dal loro docente, lo scultore Matteo Cavaioni, per cogliere l’essenza della storia di Sant’Ambrogio di Valpolicella, paese conosciuto in tutto il mondo grazie ai suoi scalpellini, artigiani e artisti che hanno creato e abbellito tanti monumenti con maestria e abilità, utilizzando i marmi estratti nelle numerose cave distribuite sul suo territorio. ...
A Sant’Ambrogio di Valpolicella fin dai tempi antichi erano presenti scuole dove si imparava a lavorare il nobile materiale. Mastro Orso dirigeva una scuola di scalpellini e scultori a San Giorgio di Valpolicella sotto il regno di Liutprando (712-744 d.C.). Nel 1868 il conte Paolo Brenzoni fondò, a propria cura e spese, una “Scuola gratuita di ornato, geometria e plastica” per migliorare la qualificazione e la condizione sociale degli scalpellini ambrosiani. Da allora la scuola ha percorso un lungo cammino. Vi sono passati personaggi divenuti nel tempo artisti famosi, ma anche persone semplici, che hanno lasciato le loro testimonianze nei palazzi e nelle basiliche di tutta Italia e nel resto del mondo.  La storia prosegue oggi con il “Giardino di Pietra”. Gli allievi del corso di scultura sono partiti dal principio, dalla conoscenza della formazione della pietra, della sua conformazione, dalla cava come luogo in cui la materia è forma pura, data dalla natura stessa. Volutamente non è stata scelta per l’opera una forma classica, che non avrebbe avuto nessuna capacità evocativa, ma una forma che potesse essere espressiva e significante per il luogo, una sintesi forte nella forma e nel significato, senza cadere nella retorica. È stato portato quindi al centro del paese un piano di cava, della grandezza di 6,00 x 5,50 metri circa, formato da gradoni di diversa misura e colore, scegliendo il materiale nelle cave della zona, in base alla qualità e agli spessori.  In particolare il materiale è stato estratto dalla Cava “Biotto”, grazie alla collaborazione della ditta Cava Marmo Zorzi di Sant’Ambrogio. Il marmo utilizzato proviene dal “corso dei 30”, così localmente  denominato dallo spessore medio del corso, che fa parte del gruppo dei cimieri, costituito da una ventina di strati di calcare la cui deposizione è avvenuta nell’arco di 10 milioni di anni.  Dal centro del piano di appoggio del Giardino di Pietra si alzano verticali alcuni elementi (il più alto misura 5,50 metri) che riprendono l’architettura locale, richiamano gli stipiti, i portali, le colonne, la vegetazione spontanea che copre oggi parte delle numerose cave dismesse o, come si può notare visitando i vari laboratori, l’ammasso delle cosiddette “filagne” poggiate una all’altra. Gli elementi centrali, in nembro rosato,  provengono dalla Cava “Brandesà in selva” che si trova in località Monte di Sant’Ambrogio di Valpolicella, estratti grazie alla collaborazione della ditta Cave Marmi A.C. di Fumane. In questa cava, attiva già nel 1800, si estrae, oltre al Nembro rosato anche il Rosa del Garda, materiali appartenenti al Rosso Ammonitico Inferiore, da sempre usati nell’architettura della città di Verona ed esportati dai primi del ’900 anche all’estero. Per l’opera scultorea è stato scelto il nembro rosato perchè, grazie alla sua tessitura nodulare omogenea, presenta la possibilità di ottenere elementi di grandi dimensioni e una ricca gamma di colori con gradazioni di tinte che vanno dal giallo al nocciola, dal rosa sfumato al rosa carico. È un ottimo materiale per lavori di scultura in quanto utilizzabile sia all’interno che all’esterno per la buona resistenza al gelo e la lucidabilità duratura. Dalla bancata di cava, con l’ausilio di martelli perforatori ad aria compressa, di martinetti e di escavatore idraulici, sono stati estratti blocchi di varie dimensioni sfruttando anche le naturali linee di discontinuità. La formazione della base dell’opera scultorea è stata eseguita dopo l’estrazione selezionando i blocchi necessari e sgrossandoli secondo le tecniche antiche, utilizzando cunei e mazze. Di seguito sono stati riquadrati a mano direttamente dagli allievi della scuola d’arte, che hanno partecipato attivamente, sia a livello tecnico che didattico, tramite la subbiatura (spontatura) delle facce a vista, come veniva eseguito un tempo dagli scalpellini ambrosiani.

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