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  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
MANIFESTAZIONI  Marmomacc promuove la cultura del marmo ARCHITETTURA Il premio internazionale architetture di pietra MATERIALI  Tra i marmi rossi italiani il Rosso Entratico | Pietre tenere verdi e loro utilizzo RESTAURO  Restauro integrativo nel Castello Reale di Govone SCULTURA Marmo di Carrara nella città del profumo TECNOLOGIE Segagione del granito con telai multilama STATISTICHE Trend positivo per l'export di marmi e graniti AZIENDE Le nuove frontiere dell'azienda Dellas RUBRICHE Eventi culturali | Fiere | Annunci economici | In breve

Articolo del mese
Tra i marmi rossi italiani il Rosso Entratico di Gabriele Vola, Laura Fiora, Luca Alciati
Il “Rosso Entratico” dal punto di vista estetico appartiene alla categoria commerciale dei “marmi rossi”ed è in particolare una varietà di roccia sedimentaria (calcare). In questo tipo di roccia il colore rosso è sempre legato alla presenza di micro dispersioni ematitiche. 
...Il “Rosso Entratico” è un materiale lapideo storico di antica tradizione estrattiva in terra Bergamasca, celebre per diverse varietà di materiali lapidei storici e/o contemporanei (Vola & Primavori, 2009, con rif. biblio.). Esso è stato commercializzato nel Novecento come “Rosso del Cherio”. Il colore e il disegno del materiale non degradato sono molto simili a quelli del più celebre “Rosso Verona”, ma di colore più scuro. Le cave di provenienza, oggi entrambe abbandonate, sono situate in bassa Val Cavallina, una ventina di chilometri ad est di Bergamo, nel territorio di Entratico e alla Selva di Zandobbio. Citato in letteratura nella prima metà dell’Ottocento (Maironi da Ponte, 1819), il suo utilizzo è provato nella collezione di pietre ornamentali “Andrea Galletti”, donata al Museo di Scienze Naturali di Bergamo nel 1887 (Paganoni & Carmelenghi, 1987).

Dal punto di vista geologico trattasi di un calcare marnoso di colore rosso mattone e aspetto nodulare, appartenente alla successione giurassica ridotta e condensata del Bacino Lombardo e in particolare alle facies nodulari della formazione del Rosso Ammonico Lombardo. Come indica il nome della formazione, il contenuto Ammoniti, anche di grosse dimensioni, è abbondante (Gaetani, 1975; Bersezio & Calcagni, 1994; Jadoul et al., 2002; Bersezio et al., 2010). Il “marmo” noto storicamente come “Rosso Entratico” comprende probabilmente anche altre unità litologiche difficilmente distinguibili laddove la successione giurassica risulta particolarmente condensata, come nell’area dell’Alto di Zandobbio .
...L’impiego nell’edilizia rustica locale è senza dubbio molto antico: testimonianza ne sono i conci delle murature storiche ad Entratico e nelle località limitrofe alle aree di estrazione. Il più antico impiego conosciuto, a scopo ornamentale, è nel portale della Rotonda di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo (Valle Brembana), edificio ecclesiale a pianta circolare in stile romanico-bergamasco, risalente alla prima metà del XII secolo (Bugini & Folli, 2008). Secondo Rota Nodari & Manzoni (1997) il materiale usato in questa costruzione apparterrebbe invece alla formazione del Calcare Selcifero Lombardo .
Successivamente il “Rosso Entratico” è stato impiegato per realizzare capitelli, stipiti, davanzali, colonne e rivestimenti parietali, spesso intarsiati, nei più importanti edifici di Città Alta a Bergamo. Lo si ritrova infatti nelle colonne monolitiche della scalinata di accesso a Palazzo Vecchio, nel rivestimento a losanghe della facciata di Cappella Colleoni (opera simbolo del Rinascimento lombardo, realizzata nel 1476 da Giovanni Antonio Amedeo), nel portale Quattrocentesco della casa di Bartolomeo Colleoni, nei rivestimenti parietali e nei fregi intarsiati della terrazza di Palazzo Terzi e infine nelle pavimentazioni e nei portali del salone d’onore del castello di Malpaga a Cavarnago (Rodolico, 1953; Paganoni, 1987; Bugini & Folli, 2008).
Il “Rosso Entratico” è stato talora confuso con il più celebre “Rosso Verona” (vedasi, ad esempio, Angelini & Longaretti, 1964). Come per il materiale veneto la composizione calcitica, la tessitura nodulare e la componente argillosa sono responsabili delle diverse forme di degrado, rappresentate da scagliatura, decoesionamento, mancanza, crosta nera e decolorazione.
Nell’areale di affioramento questo marmo è stato estratto per conci da muratura probabilmente fin dai primi insediamenti abitativi preistorici nella bassa Val Cavallina. L’attività estrattiva è documentata nel Secondo Dopoguerra, raggiungendo la massima espansione negli Anni Sessanta e Settanta (Anonimo, 1966; 1975).
Oltre alle due storiche cave, in località Selva di Zandobbio, in via Corna Rossa e a sud del centro abitato di Entratico, in via Valle della Vena, probabilmente l’attività estrattiva in passato coinvolse anche altri affioramenti appartenenti al medesimo intervallo stratigrafico nella fascia prealpina tra la Brianza e il Lago d’Iseo (Bersezio et al., 1990).
Le varietà merceologiche, commercializzate dal secondo dopoguerra fino agli Settanta del secolo scorso, erano le seguenti: “Rosso del Cherio Macchiato”, “Rosso del Cherio Perlato” e “Rosso del Cherio Venato” (Pieri, 1964; Bigioggero et al., 2000). Altri nomi commerciali sono stati utilizzati nel recente passato, come ad esempio “Rosso Radica” e “Rosso Orobico” (Blanco 1991). Quest’ultimo nome, in particolare, creava un’evidente confusione, data la contemporanea presenza sul mercato del quasi omonimo, ma ben più noto, “marmo Arabescato Orobico Rosso” estratto nella media Valle Brembana e appartenente a un differente intervallo stratigrafico.

 

 

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