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  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)



Sommario
MATERIALI La Pietra del Cardoso dello Stazzemese MANIFESTAZIONI  L'eccellenza creativa in mostra a Milano DESIGN Tutti i marmi  del Fuorisalone TECNOLOGIE Taglio del granito con macchine multifilo BENI CULTURALI Il Rinascimento riparte da Firenze  RUBRICHE Eventi culturali | Fiere | Notizie dalle aziende | In breve

Articolo del mese
La Pietra del Cardoso dello Stazzemese
di Sergio Mancini e Vinicio Lorenzoni
Premessa Un processo produttivo complesso come quello dell’apertura di una nuova attività estrattiva è un fenomeno abbastanza raro sulle Alpi Apuane, dato che la tradizione secolare dell’attività delle cave di marmo e di altre pietre ornamentali ha consentito di avviare, interrompere e riprendere il ciclo di estrazione da cave già presenti numerose volte, a seconda dei momenti economici favorevoli, delle esigenze di reperimento di materiali anche particolari o anche solo per “tentativi” spesso infruttuosi come frequentemente accade nella comune arte mineraria. Il caso della recente storia dell’apertura di alcune nuove cave di “Pietra del Cardoso”, in provincia di Lucca (Alpi Apuane meridionali) che sono state seguite fin dal momento delle prospezioni geologiche preliminari dagli scriventi nell’area di Stazzema, costituisce un esempio di ricerca giacimentologica, con buoni risultati attuali, avvenuta da una stretta collaborazione tra cavatori e tecnici. Il rapporto tra la nuova attività di impresa estrattiva con la popolazione locale si è inoltre rafforzato con la creazione di una “Festa della Pietra”, dove all’interno di un momento conviviale comune per tutto il paese di Stazzema nel periodo estivo, si inseriscono spunti culturali e sociali futuri interessanti. Questo studio intende analizzare il contesto oltre i caratteri strettamente tecnici ed evidenziare la validità di percorsi locali di “filiera produttiva” e di massimo sfruttamento delle peculiarità della “Pietra del Cardoso” nel territorio apuo-versiliese e al di fuori dei confini locali e nazionali. Il presente lavoro riprende e rielabora i dati derivati da alcuni studi e ricerche compiute da uno degli scriventi in sede della propria tesi di dottorato sull’analisi della tecnologia estrattiva delle cave del territorio della Versilia in rapporto alla sicurezza nei luoghi di lavoro e nel quadro dell’impatto ambientale locale. Le cave di Pietra del Cardoso e Ardesia Apuana L’attività estrattiva delle cave di Cardoso, Stazzema e Pomezzana, con il recepimento delle tecnologie estrattive più moderne dell’industria marmifera, ha permesso negli ultimi anni di estrarre la pietra con ritmi produttivi tipici dei marmi apuani. Attualmente la richiesta della pietra conosce un buon riscontro commerciale e non subisce, a causa delle sue peculiarità geologiche e merceologiche, andamenti di mercato irregolari come avvenuto spesso per i marmi apuani. L’attività estrattiva è oggi costituita da 8 cave distribuite sia sul territorio di Cardoso che sui rilievi montuosi limitrofi (Stazzema, Pruno, Pomezzana). La produzione complessiva annua è oggi di 15.000 tonnellate con circa 25-30 addetti. Metodi estrattivi della Pietra del Cardoso nel tempo e attuali A partire dal 1990-1995 l’industria estrattiva della Pietra del Cardoso ha recepito pienamente le tecnologie di coltivazione tipiche dei marmi apuani, basata sul taglio delle bancate con filo diamantato (protetto) e tagliatrice a catena. Rispetto alla coltivazione dei marmi apuani, l’attività estrattiva della Pietra del Cardoso ha presentato un uso più prolungato nel tempo della tradizionale tecnologia del filo elicoidale, spesso attraverso una tecnologia mista tra il sistema tradizionale e le nuove strumentazioni. La tecnica di taglio della pietra ha utilizzato il metodo classico con pulegge Poteaux e senza uso di sabbia abrasiva almeno fino al 1988-1990, per cui da varie notizie si può ricavare un moderato incremento della velocità del taglio delle bancate da 0,6-0,8 mq. per ora a circa 2,5-3,0 mq. per ora nel periodo 1988-1990, ottenuti prevalentemente con filo diamantato di tipo sinterizzato e protetto usato normalmente per le rocce più dure come i graniti. Il successivo utilizzo del filo diamantato protetto ha portato negli ultimi anni la velocità di taglio fino a valori attuali di 4,5 - 6,0 mq. per ora (Pandolfi, 1997). L’industria estrattiva di Cardoso, come individuato da recenti studi (Coli e Livi, 2003;2004) Oggeri e Vinai, 2003) ha avuto conseguente incremento della produzione con un deciso sviluppo, soprattutto in verticale, dei fronti di cava. A causa di motivazioni prevalentemente di disponibilità fondiarie molto frammentate e alla esigua ampiezza delle concessioni attuali e delle “zone contigue di cava”, la maggior parte delle cave si presenta infatti in configurazione quasi “a pozzo” con notevole elevazione dei fronti e delle tecchie. Lo sviluppo di questa tipologia di cave rende in vari casi difficile l’attività e il recupero della coltivazione in termini di preparazione ed eventuale ampliamento. L’apertura delle nuove cave di Stazzema Le nuove cave di Stazzema iniziano l’attività attorno al 1995-1998 con l’assegnazione di alcune aree estrattive su terreni sia privati che di proprietà dell’amministrazione comunale, che si rivelarono poi essere inadeguate per una coltivazione di lungo periodo. Pur con produzioni interessanti (circa 300-400 tonnellate al mese nei siti più favorevoli) L’apertura delle nuove cave creò inizialmente vari problemi collegati alla consueta frammentazione fondiaria e la mancanza di una politica di consorzio, cui fu fatto rimedio con l’intervento pubblico in collaborazione con gli imprenditori e i progettisti per piani comprensoriali e di “comparto”, per poi verificare con maggiore dettaglio la presenza di giacimenti razionalmente sfruttabili per tempi pluriennali e nelle migliori condizioni strutturali possibili. Con l’intervento del comune di Stazzema e del Parco Regionale delle Alpi Apuane si sono compiute specifiche osservazioni alla Regione Toscana, che sono state accolte, per l’assegnazione di nuove aree estrattive molto più estese, modificando anche l’assetto dell’area protetta circostante. A partire dal 2010, dopo il consueto percorso di valutazione ambientale e autorizzativo dei progetti di coltivazione, le nuove cave denominate “Filucchia” iniziano l’attività estrattiva, che attualmente ha portato a risultati migliori rispetto alle precedenti aree e ad una buona qualità complessiva della pietra ornamentale. La produzione attuale di circa 200-300 tonnellate mensili sono tipiche di una cava di Pietra del Cardoso nelle fasi iniziali di attività ma con una potenzialità interessante data l’ampia estensione dei nuovi giacimenti. Rassegna sugli usi commerciali della Pietra del Cardoso Nell’analisi commerciale delle pietre ornamentali italiane, alcuni studi e dati recenti (Toscana Promozione, 2010; Mancini et al., 2009) descrivono le caratteristiche di produzione “artigianale” delle cave di Pietra del Cardoso, comunque sufficienti per una vantaggiosa prosecuzione delle attività estrattive che privilegia la qualità della filiera produttiva rispetto a produzioni estese. La maggiore qualità di questa pietra ornamentale è la sua unicità commerciale (rappresenta l’unica arenaria metamorfica italiana) e la possibilità di utilizzare utilmente anche informi di piccole dimensioni, pezzame e lastrame spesso lavorati direttamente in cava. Le caratteristiche fisico meccaniche degli arenoscisti consentono infatti una elevata fissilità, utile per la produzione di lastrame a spacco per usi in edilizia e arredo di giardini, coperture di tetti e molti altri usi. La buona resistenza a compressione e la scarsa gelività del materiale ne garantiscono la qualità per la produzione di blocchi e semilavorati, soglie, lastre per davanzali, scalini, lavorazioni a massello, ecc. Le tre categorie principali oggi conosciute a livello commerciale sono date dalla “Pietra del Cardoso” s.s., determinata da arenoscisti di colore grigio omogeneo; una varietà con inclusioni di elementi e strappi di ardesie (varietà “Macchia”) e una varietà tendenzialmente avvicinabile a vere e proprie ardesie (varietà “Scuro” o “Dark”). Realizzazioni con la Pietra del Cardoso e produzione delle cave di Stazzema Nel panorama locale la Pietra del Cardoso fa parte integrante del patrimonio edilizio e architettonico e appare molto difficile elencare in modo esaustivo le numerose realizzazioni compiute a livello nazionale e internazionale con questo materiale. Realizzazioni molto note a livello internazionale sono l’Università Bocconi di Milano, la sede della palazzina direzionale della Internazionale Marmi e Macchine Carrara Spa, gli arredi e rivestimenti interni del Teatro Carlo Felice di Genova. La produzione in blocchi delle cave di Stazzema giunge cronologicamente ultima nel tempo ma da vari anni provvede alla fornitura del materiale per un 60-70% nel mercato italiano e per circa un 30% nel mercato estero, con riferimento particolare a Svizzera, Dubai, Cina. La “Festa della Pietra” Durante l’estate del 2011 e del 2012 la società Da.Vi proprietaria delle nuove cave di Stazzema, organizzando una serata conviviale con cena denominata “Festa della Pietra”, si è calata in un corretto coinvolgimento e partecipazione della comunità locale, dei turisti e degli interessati al ciclo produttivo. Manifestazioni di questo tipo sono già presenti da molti anni nell’area apuana (sagre del Cavatore, rievocazioni storiche della lizzatura a Massa,Carrara, Gorfigliano) mentre nel settore della “Pietra del Cardoso” la manifestazione costituisce il primo episodio di questo tipo. 

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