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  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
MATERIALI  Uso della pietra nell'isola figlia del vento DESIGN  Il marmo è Carrara: lo ha deciso l'umanità | Marmo e design in mostra a Milano ARCHITETTURA Il premio tedesco della pietra naturale RESTAURO Il premio per il restauro dei beni culturali tedeschi | SCULTURA Il simposio dell'alabastro andino MANIFESTAZIONI Innovazione e recupero alla fiera dell'edilizia | BENI CULTURALI Il tempio di Santa Corona con prodigi technicolor RUBRICHE Eventi culturali | Fiere | Annunci economici | In breve

Articolo del mese
Uso della pietra nell'isola figlia del vento 
di Laura Fiora

L’isola di Pantelleria si situa nel canale di Sicilia a circa 70 km dall’Africa e a circa 90 km dall’Italia. La sua superficie è di 83 chilometri quadrati e il monte più alto (836 m) è detto “Montagna Grande”. La sua posizione geografica al centro del Mediterraneo è sempre stata strategica: in particolare, dal punto di vista lito-applicativo, una delle rocce ivi affioranti, cioè l’ossidiana, è stata fin dalla preistoria intensamente commercializzata, rappresentando, previo scheggiamento, un prezioso materiale da taglio per utensili e armi, oltre che ornamento di gioielli. ....Il paesaggio vulcanico stesso è un monumento naturale con colate laviche di diversa età, caldere e un lago vulcanico ricco di sorgenti termali detto “Specchio di Venere”. Una roccia molto diffusa è l’ignimbrite “Tufo Verde” (“Green Tuff”), vecchio di cinquantamila anni, che affiora su circa un terzo dell’isola  per una potenza massima di una ventina di metri (Orsi & Sheridan, 1984): esso rappresenta l’orizzonte marker della storia geologica dell’isola. Diffuse le trachiti (ad esempio, quelle del duomo della Montagna Grande vecchie di 35.000 anni) e rioliti (queste ultime giungono fino al mare a Punta Fram, costituita dai materiali dell’ultima eruzione vulcanica del 1891), seguite da basalti di diversa età. Le manifestazioni vulcaniche secondarie sono numerose: si tratta di getti di vapore acqueo ad alta temperatura (“favare”), di “stufe”, cioè grotte naturali riscaldate e di numerose sorgenti termali.
Il primo popolo che si insediò nell’isola fu quello dei Sesioti, che lasciarono tracce importanti soprattutto nella regione di Mursia, quali il preistorico “Muro Alto”e l’acropoli, con costruzioni ellittiche, macine, panche e lastre di pavimentazione in pietra, oltre che piastre di cottura in argilla. Adiacente è la necropoli: numerosi sono i sepolcri a tumulo detti “Sesi”, che sono perlopiù a pianta circolare (con diametro da 4 a 18 m) e sono sormontati da una cupola schiacciata. Al loro interno sono stati reperiti oggetti litici (lame, raschiatoi e schegge), metallici e ceramici. Il maggiore di essi è il “Sese del Re” o “Sese Grande”, risalente al 1800 a.C., che si sviluppa su tre piani con tecnica di muratura “a casciata” (Tusa, 1997). Questi monumenti funerari furono descritti alla fine dell’Ottocento dall’archeologo di Siracusa Paolo Orsi che li definì “monticelli di pietre brute sovrapposte con cura” con aperture che attraverso corridoi portano alla cella sepolcrale. I Sesi restarono però senza protezione per lungo tempo, rappresentando luogo di facile asportazione di pietra lavorata. Solo nella seconda metà del Novecento si è proceduto al restauro di quelli ancora esistenti, mentre molti erano già stati smantellati per utilizzarne le pietre, i reimpiegate in dammusi e muretti o macinati per ottenere ghiaia.
Nel 9 secolo a.C. vi arrivarono i Fenici che la denominarono prima Yrnim e poi Cossyra: costruirono acropoli, cisterne, porto, oltre che il primo nucleo del castello successivamente ampliato e chiamato “Castello Barbacane” (attualmente restaurato).  
I Romani costruirono altre fortificazioni e ville. I Bizantini abbellirono le abitazioni con mosaici e realizzarono chiese e tombe. La dominazione degli Arabi dal 700 al 1200 d.C. arricchì il patrimonio storico e culturale pantesco. Gli Arabi chiamarono tra l’altro l’isola Bent-el-Rhia, che significa “figlia del vento”. Essi vi costruirono i dammusi, tipiche costruzioni rurali a volta con forma di cubo o di parallelepipedo, che sono abitazioni o ripari per attrezzi e raccolti. La loro peculiarità è quella di essere realizzati totalmente in spesse murature di pietra (“rutta”, cioè grezza e “taddiata”, cioè  sbozzata) con tetto a cupola ricoperto di calce, spesso con visibili integrazioni a ragnatela. Dal tetto l’acqua è raccolta in cisterne. I dammusi, costruzioni che isolano dal caldo estivo e dal freddo vento invernale,  si integrano perfettamente con il paesaggio per l’uso della pietra a vista; solo in tempi recenti alcuni di essi sono stati intonacati di bianco o di rosa.
Successivamente agli Arabi giunsero a Pantelleria Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni. Fu annessa al Regno d’Italia nel 1860. Durante la seconda guerra mondiale ebbe un ruolo importante, come testimoniato da fortificazioni e tunnel, in parte distrutti dai bombardamenti.  
L’uso della pietra locale nelle abitazioni perdura ai giorni nostri con materiale recuperato in loco da bonifica agricola o estratto in poche cave nell’interno. Nelle abitazioni contadine sono in pietra cavata anche le mangiatoie per animali (“schifi”), i frantoi, i lavatoi e i forni. Le abitazioni recenti sono quasi sempre abbellite con panche e tavoli in pietra locale lavorata. “Marmi” siciliani sono stati impiegati per le pavimentazioni esterne del centro isolano, per macine e per pavimentazioni interne.
Molte sono le tracce di cave storiche, sia nell’interno che sul mare. In particolare nell’era fascista fu notevole l’attività estrattiva nella zona di Mursia: qui una delle cave interessò parzialmente anche l’area archeologica, dove furono anche costruite  trincee difensive. Ora il grande piazzale con macchinari rappresenta un luogo da recuperare e valorizzare: qui, come in molti altri punti, le discariche abusive di oggetti e materiali vari (tra cui amianto), autentica ferita all’ambiente,  rappresentano una problematica che necessita di interventi urgenti al fine di preservare un ambiente naturale unico, risorsa economica strategica per l’isola.  ...

 

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