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  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
MANIFESTAZIONI La prima edizione di Verona Forum Stone ARCHITETTURA Il valore della pietra per un architetto tedesco BENI CULTURALI Il Premio Carlo Scarpa per il Giardino DESIGN Gioielli eco-chic in travertino toscano SCULTURA Marmo Botticino e scultura contemporanea | Gli scultori dimenticati da Carrara a Pietrasanta | Uno scultore carrarese a Genova ARREDO URBANO Una scultura ispirata alla natura  RUBRICHE Eventi culturali | Fiere | Annunci economici | Scheda tecnica materiali |In breve

Articolo del mese
Uno scultore carrarese a Genova di Fausta Franchini Guellfi
Il carrarese Jacopo Antonio Ponsonelli (1654 - 1735) è certamente uno degli artisti più significativi nel panorama della scultura in marmo a Genova fra la seconda metà del Seicento e il primo Settecento. Figlio di Giovanni Ponsonelli, marmoraro specializzato nell’esecuzione di elementi architettonici come balaustre, capitelli e colonne, Jacopo fu collocato dal padre, che voleva per lui una carriera di scultore di figura, nel laboratorio più prestigioso di Genova, quello di Filippo Parodi. Non sappiamo quando Giovanni e il giovanissimo Jacopo si trasferirono da Carrara a Genova; certamente, sulla scia degli stretti rapporti instaurati fin dal Medioevo fra le due città per il commercio dei marmi, Giovanni intravide buone possibilità di lavoro per sé e per il figlio nella capitale della Repubblica, che da tempo era un emporio internazionale per la produzione dei manufatti marmorei, dai più semplici arredi (portali, camini, pavimenti) ai gruppi statuari più complessi e grandiosi. 

A Genova numerosi scultori erano in piena attività per una committenza che comprendeva sia l’aristocrazia italiana, portoghese, spagnola, francese, austriaca, sia chiese e conventi di tutta l’Europa cattolica. Nella bottega del Parodi, che era certamente la più aggiornata sulle strepitose novità della scenografica scultura barocca romana di Gianlorenzo Bernini e di Alessandro Algardi, il giovane Jacopo si formò sul piano tecnico e stilistico sino a raggiungere un tale livello di qualità da essere chiamato dal maestro a collaborare ad alcune delle sue opere più importanti, come il grandioso monumento funebre del patriarca Morosini nella chiesa dei Tolentini a Venezia, il gruppo delle sculture per la Cappella delle Reliquie nella basilica di Sant’Antonio a Padova e la serie delle statue degli apostoli per la chiesa degli Italiani a Lisbona. I rapporti di profonda amicizia col maestro si erano nel frattempo trasformati in legami familiari, col matrimonio nel 1680 fra Jacopo e Maria Agata, figlia del Parodi.
Le suggestioni della scultura del Parodi sono evidenti nelle opere del Ponsonelli, caratterizzate tutte da una straordinaria raffinatezza nella trattazione delicatissima del marmo, nel fluido movimento dei panneggi in trapassi chiaroscurali dalla finezza pittorica, nelle figure atteggiate in gesti di grazia armoniosa. Le dolcissime figure della “Madonna del Rosario” di Taggia e della “Carità” della chiesa dell’Annunziata di Genova, la splendida “Diana” scolpita per il palazzo del principe di Liechtenstein a Vienna, la squisita “Immacolata” di Albisola Marina, infine la scenografica “Fontana del Tritone” inviata per i giardini di Pontons a Valencia, attestano le straordinarie capacità dell’artista e spiegano il suo successo internazionale. La grandiosa struttura marmorea dell’altare maggiore della chiesa di San Domenico a Cadice, commissionata nel 1683 al carrarese Stefano Frugoni, scultore e commerciante di marmi, comprende anche una statua del Ponsonelli, a documentare come i rapporti con la madrepatria furono costanti nel corso della vita dell’artista, radicato nel contesto della cultura figurativa genovese ma pur sempre legato a Carrara e non solo per l’acquisizione di quel marmo bianco statuario della cava del Polvaccio che i committenti gli chiedevano “perfetto, senza peli né macchie”.

 

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