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  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
MATERIALI Le diverse varietà dei serizzi delle Alpi  MERCATI Pietre del Sud Est della Tunisia MANIFESTAZIONI Architettura ed edilizia a Made Expo  RUBRICHE Eventi culturali | Fiere | Annunci economici | In breve

Articolo del mese
Le diverse varietà dei serizzi delle Alpi di Laura Fiora
I cosiddetti “Serizzi” (“Sarizzi”, “Pietre Risse”) sono rocce di diversa composizione chimico-mineralogica, provenienti da differenti unità geologiche della catena montuosa delle Alpi, di uso diffuso sia costruttivo che ornamentale in molte regioni alpine (Fiora, 2008). Conci squadrati, elementi decorativi, frammenti irregolari, “pietre da torrente” (ciottoli) sono stati sovente utilizzati in edifici, ponti, murature di confine di proprietà, elementi scultorei vari e talora sono stati anche in elementi di copertura e di pavimentazione. 

Innanzitutto con tale termine si indicano degli gneiss, cioè rocce metamorfiche silicatiche in cui abbondano quarzo e feldspati, di colore grigio, talora anche occhiadini (“ghiandoni” o “ghiandonati”), cioè tipici per la presenza di cristalli centimetrici feldspatici.
Le rocce più note sono i “Serizzi” ossolani, gneiss (ortogneiss) provenienti dalla Falda Antigorio delle Unità Pennidiche Inferiori (“Serizzo Antigorio”, “Serizzo Formazza” e “Serizzo Sempione”) e dalla Zona Monte Rosa delle Unità Pennidiche Superiori (“Serizzo Monte Rosa”)... Si tratta di rocce molto durevoli data la loro composizione silicatica: feldspato bianco, quarzo grigio, biotite nera e mica bianca. Il “Serizzo Antigorio”, che è la varietà più abbondante, si contraddistingue per la grana media e il colore grigio scuro data l’abbondanza del fillosilicato  biotite (o mica nera), essendo questa roccia la più scura dei serizzi ossolani. Il “Serizzo Formazza” ha grana più grossolana e colorazione più chiara. Il “Serizzo Sempione” è ben foliato, a grana più fine e colore chiaro. Il “Serizzo Monte Rosa” è occhiadino per la presenza di feldspato potassico centimetrino, presenta grana grossolana e colore grigio chiaro (Cavallo et al., 2004). La caratteristica mineralogica peculiare del “serizzo” coltivato in Ossola è l’abbondanza di biotite, in base alla quale il materiale è facilmente distinguibile dagli altri gneiss piemontesi provenienti dal massiccio cristallino Dora-Maira. Questi tipi di gneiss, che hanno avuto e hanno un commercio mondiale, connotano in particolare l’edilizia storica di molte città dell’Italia settentrionale: in primo luogo Domodossola per la vicinanza degli affioramenti. A Milano fu usato fin dal Medio Evo fin dal Quattrocento per la facilità di trasporto lungo le vie d’acqua (Fiora, 2008): ne sono esempio le colonne dell’Ospedale Maggiore divenuto sede dell’Università, mentre nel Duomo costituisce il nucleo interno dei pilastri e in molti edifici novecenteschi è il tipico materiale da rivestimento. A Torino il “Serizzo dell’Ossola” fu scelto dall’architetto Piacentini per il rifacimento di parte di via Roma, dove è stato usato per colonne, pilastri, rivestimenti e pavimentazioni (www.pietreditorino.com). Il materiale di uso storico più antico fu estratto da trovanti.
Anche altre rocce gneissiche piemontesi sono state storicamente chiamate “Sarizzi”, oltre che “Pietre”: nei documenti d’archivio altre varietà di gneiss provenienti dal Massiccio Cristallino Dora-Maira hanno avuto questa denominazione d’uso: il Serizzo” o “Pietra di Cumiana” ne è un esempio, oltre alla “Pietra di Luserna”, alla “Pietra di Malanaggio”, agli gneiss della Valle Susa e a quello di Brossasco.    
In Lombardia è stato molto usato il “Serizzo Val Masino”, di composizione dioritica, impiegato per costruzioni, monumenti e opere funerarie anche al di fuori dell’areale di coltivazione. Assieme al “Ghiandone”, granodiorite porfirica, e al “granito di San Fedelino”, appartiene al plutone Val Masino-Bregaglia, affiorante a nord della linea del Tonale prevalentemente in Italia e subordinatamente in Svizzera. Come molte altre rocce alpine, il “Serizzo Val Masino” prima che in cava fu coltivato a partire dai massi erratici depositati in pianura dai ghiacciai quaternari (Bonsignore et al., 1970). La roccia è stata diffusamente usata nell’edilizia locale (Rodolico, 1953), ma ha anche spesso varcato i confini regionali.  
Altre rocce storicamente note come “Serizzi” sono petrograficamente dei calcemicascisti (scisti carbonatici), provenienti dalla Formazione dei Calcescisti con Pietre Verdi...
In calcemicascisto sono state anche realizzate molte costruzioni alpine, quali fortificazioni, ponti ed edifici rurali. La valdostana “Pietra di Morgex”, di cui è cessata l’attività estrattiva, è un calcemicascisto.
Esiste inoltre nelle Alpi il “Serizzo Verde”, petrograficamente definibile come scisto verde o prasinite, la cui composizione mineralogica fondamentale è data da clorite, anfibolo, epidoto e albite. Una delle prasiniti più tipiche è quella cosiddetta “ocellare”, riconoscibile per gli “occhi” millimetrici di albite bianca. In Torino l’esempio più noto di utilizzo è in Palazzo Carignano...
Federico Sacco, sottolineando che “tra le tante bellezze delle Alpi, non ultima è quella di alcune sue pietre, cita la prasinite tra le pietre “belle” e “buone” (cioè utili), ricordando l’uso di quella affiorante presso Avigliana (bassa valle di Susa) sia in Avigliana stessa che nella Sacra San Michele, dove fu inizialmente usata per muratura e sculture e utilizzata poi negli archi rampanti da Alfredo D’Andrade agli inizi del Novecento (Fiora & Pastero, 1999; Fiora & Gambelli, 2003). Alfredo D’Andrade, responsabile dei restauri del patrimonio storico nella provincia di Torino dal 1883 al 1915, utilizzò la pietra verde, già usata in epoca medievale per la realizzazione dell’edificio, per realizzare pilastri e archi che hanno impedito il crollo dell’edificio. Dalla cava, nota oggi come “Cava D’Andrade”, dove la roccia era estratta e semilavorata, avveniva il trasporto al cantiere del restauro tramite teleferica. Anche alcuni sarcofaghi della chiesa realizzati per i membri della famiglia Savoia sono in prasinite.
La prasinite, di uso in molte costruzioni storiche della pianura piemontese, è anche uno dei materiali con cui è stato edificato il complesso fortificato di Fenestrelle in Valle Chisone. La prasinite è stata anche molto usata in valle d’Aosta... Per interni è usata in top da cucina, piatti doccia e scale. 

 

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