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  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
MATERIALI  La pietra è naturale ...o autentica? STATISTICHE Cresce ancora l'export di marmi e graniti italiani RICERCA Guida alla rimozione di macchie su pietre MANIFESTAZIONI  Il Campionato Nazionale Sciatori Marmisti  RUBRICHE Eventi culturali | Novità librarie | Fiere | Annunci economici | Il colore della pietra | In breve | Scheda tecnica materiali 

Articolo del mese
La pietra è naturale ...o autentica?  di Laura Fiora
La necessità di specificare con un aggettivo la vera natura delle rocce usate dall’uomo a scopo ornamentale e da costruzione  è nata in tempi recenti: si dice che alla base ci sia la necessità di salvaguardare l’unicità del prodotto lapideo e di contrastare l’agguerrita concorrenza di “altri” materiali, perlopiù realizzati a partire da rocce e minerali, ma fabbricati mediante un processo industriale. In Italia sono nate così, tra mille polemiche, le denominazioni “Pietra Naturale” e “Pietra Auten­tica”: i sostenitori di ognuna delle due aggettivazioni sono in contrasto e rivendicano ognuno per parte sua il merito della scelta risolutiva!

Dunque “naturale” s’intende “secondo natura, derivante dalla natura, intrinseco alla natura” in contrapposizione ad “artificiale”, mentre “autentico” è sinonimo di “genuino, originale” ed è in antitesi con “falso”. Secondo l’opinione della scrivente, aldilà delle polemiche, sarebbe preferibile l’aggettivo “naturale”, che risulta comunque incomprensibile a qualsiasi geologo non introdotto in questo settore commerciale: la roccia si è solo formata naturalmente. L’autenticità e la genuinità  invece non sembrano caratteristiche peculiari della merce lapidea!
Il concetto che ha portato alla nascita di marchi specifici (Pietra Naturale e Pietra Autentica) è semplice ed è comune ad entrambe le scelte: ciò di cui parliamo è la roccia, cioè l’aggregato naturale di uno o più minerali costituenti la crosta terrestre, oggetto di studio della Petrografia e della Petrologia, materiale utilizzato da millenni per costruire e ornare opere monumentali e correnti. Dunque, se si vuole porre l’accento sul processo genetico chimico-fisico fondamentale che l’ha generata, occorre usare il termine “roccia”. Per specificare meglio il meccanismo genetico, si può far riferimento al processo magmatico (cristallizzazione da un fuso), processo sedimentario (deposito di sedimenti e cristallizzazione da soluzione), processo metamorfico (ricristallizzazione allo stato solido di una preesistente roccia).
Per esempio, si trovano in commercio due tipi di materiali chiamati “Botticino”: l’uno è il calcare bresciano (roccia sedimentaria formatasi per precipitazione carbonatica da soluzione), l’altro è un materiale ceramico realizzato a partire da roccia carbonatica con un processo artificiale di cottura: il primo è roccia sedimentaria, il secondo è ceramico.  Sarebbe comunque scomodo per gli operatori fare riferimento al meccanismo genetico, anche perché la sua individuazione richiede in certi casi la competenza geologica.  
Il termine “pietra” fa riferimento alla roccia usata come materiale da costruzione e da ornamento, risultando comunque ambiguo per la tradizionale definizione commerciale di “pietra”, che rappresenta una categoria diversa dal “granito” e dal “marmo”, comprendendo molti litotipi (varietà di rocce), un tempo lavorati solo per spacco naturale. Il termine pietra in questa accezione risulta oggi obsoleto, poichè con le moderne tecnologie qualsiasi roccia può essere sottoposta agli stessi trattamenti di superficie, divenendo assimilabile ai materiali delle altre categorie commerciali. Ad esempio, lo gneiss (roccia metamorfica) detto Pietra di Luserna è oggi tagliato dai blocchi in lastre, successivamente lucidate (al pari di un qualsiasi granito) o fiammate, mentre un tempo esso fu utilizzato solo previo spacco naturale delle bancate più fissili.
Nella lingua inglese si usano i termini  “rock” e “stone”: “rock is the basic building material of the earth’s crust” e “the natural rock material is called stone when shaped to man’s needs” (Winkler, 1994). Si parla pertanto di “building stone”, “sculptural stone”, “decorative stone”, a seconda del tipo di impiego, essendo “stone” termine comprensivo di tutte le rocce formatesi secondo uno dei meccanismi genetici sopra citati e poi utilizzate per uno di questi scopi (si potrebbero anche aggiungere altre specificazioni: ad esempio, “design stone”, “mosaic stone”, “monumental stone”, etc.).
Certamente l’oggetto di queste considerazioni (stone, rock, roccia, pietra naturale, pietra autentica, vera pietra, vera roccia, pietra non-falsa o non-artificiale o qualsiasi altra denominazione) è unico e per questo viene copiato in realizzazioni seriali industriali per la sua bellezza, durabilità, proprietà fisico-meccaniche… Dunque, se è negativa la concorrenza di false pietre, è anche vero che la copiatura non può che dare maggiore pregio a quelle vere!
La risoluzione del problema, ovvero la risposta al grande e diversificato mondo dei prodotti artificiali, va ricercata altrove: solo la diffusione della cultura “stone” può far capire a fondo la differenza tra questo materiale e tutti gli altri.
Divulgare la cultura non risulta purtroppo attualmente la caratteristica dell’editoria specializzata: su alcune riviste di settore le rocce sono spesso spiegate in maniera superficiale, utilizzando frasi inutili che non chiariscono nulla, ignorando la vera (autentica?) composizione mineralogica di molti materiali (anche quando una ricerca bibliografica consentirebbe di definirla in maniera corretta, essendo già stati pubblicati studi specifici), sbagliando clamorosamente l’attribuzione del processo genetico (anche quando è facilmente accessibile su internet il lavoro scientifico che lo chiarisce!), con il solo risultato di creare confusione, facendo inoltre apparire la scienza che si occupa della descrizione delle rocce (Petrografia) e quella della loro interpretazione genetica (Petrologia) non-scienze!
Conoscere le rocce in tutte le loro caratteristiche risulta importantissimo per chi le sceglie e per chi le vende: la roccia spiegata correttamente acquisisce maggiore valore economico. Conoscere la composizione mineralogica non è solo una curiosità, ma consente di giustificare, ad esempio, un prezzo elevato nel caso di minerali particolarmente rari o di suggerire l’uso più idoneo evitando problemi di durabilità.  
È vero che le rocce di questo importante settore economico sono spesso difficili da studiare e che sono ormai un numero impressionante di varietà, oggetto di analisi da parte di pochi addetti ai lavori, ma è doveroso un approccio metodologicamente corretto per arrivare a far chiarezza all’utilizzatore e per difendere il settore da una concorrenza spesso anche sleale.
Nel momento in cui l’acquirente sia sufficentemente istruito sulle caratteristiche di questi “aggregati naturali di uno o più minerali che formano la crosta terrestre “, sarà molto più facile per lui la scelta del prodotto: c’è spazio per le rocce (quando si vogliano determinate caratteristiche), c’è spazio per gli altri materiali (quando siano richiesti altri requisiti).
Forse il criterio potrebbe essere l’uso del solo termine “stone” o quale altra denominazione proposta in futuro? La terminologia non è comunque determinante per il successo dell’oggetto di queste riflessioni. Sostanziale è conoscerlo in maniera corretta. 

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